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La SALC (Sindrome Acquisto Libri Compulsivo)

venerdì 22 gennaio 2010

Il termine SALC, coniato da i CORPI FREDDI, sta per Sindrome Acquisti Libri Compulsiva.

Ovvero, una dipendenza che annienta ogni difesa immunitaria del portafoglio, ovvero una forza irresistibile che colpisce dal di dentro e pertanto il peggior nemico da affrontare. Perché ti bracca, ti pedina, ti riempie di adrenalina in fase di avvicinamento a una libreria, il nemico è radicato nel lettore e si avvale dell’alleanza corruttrice con la passione che riduce al suo servizio ogni genere di razionalità fino a schiacciarla.

I lettori spesso tirano fuori la scusa, o un’autogiustificazione che ormai regge ancora per poco nonostante abbia verità e credibilità, del fatto che si spende per libri e in fin dei conti spendere per i libri significa spendere per la cultura e spendere per la cultura è sicuramente meglio che spendere per altre cose, e quindi spendere per la cultura significa investimento oculato e ragionato. Già, ormai si è sentita un’indicibilità di volte questa giustificazione tant’è che giunti a una ripetitività del genere dell’alibi al movente dovrebbe essere riconosciuto ufficialmente come “la scusa del lettore”. Una sorta di alibi inattaccabile per disegnare il delitto perfetto. E avere la coscienza pulita, soprattutto con se stessi.

Solo un lettore puo’ comprendere questa schizofrenia che acceca ogni buonsenso, ogni riflessione, ogni coscienza quando si è all’interno di una libreria. E’ vero, ormai i libri si trovano dappertutto, perfino alle poste, poco ci manca che li vendano pure nelle farmacie. E quindi ogni luogo, anche quello piu’ impensabile fino a non molto tempo fa, è un diavolo tentatore che si presenta sul palcoscenico improvvisando: come una macchina da presa che gira a 360 gradi, anche il lettore girandosi potrebbe annusare odore di libro e puzza d’acquisto ovunque. Perfino in autogrill, dove ci si ferma per benzina e per svuotare la propria vescica che urla disperata di darle retta, c’e’ una sorta di incontro inevitabile col libro. E nascono i guai: come nascondere l’ennesimo acquisto libresco a mio marito che mi sta aspettando in macchina? Come spiegargli che si è riusciti ad acquistare libri anche in autostrada? La frenesia della colpa commessa ti rapisce quasi dovessi nascondere il corpo di una persona assassinata con le tue stesse mani alla polizia sulle tue tracce, e pensi dove potresti nascondere il tuo ultimo trofeo conquistato. Dipende dalle dimensioni: un superpocket? Anche nelle calze, un cartonato gigantesco della mondadori? Ecco quello è ben piu’ difficile da farlo passare inosservato. Anche a un marito distratto.

Uomini che amate le donne che leggono: quando dicono “vado a fare la spesa all’Esselunga”, iniziate a insospettirvi. Pensate forse che il primo scaffale a cui accorreranno sarà quello della carne, del pane, dell’affettato, delle uova e del latte? Ma certamente no. Libri e riviste, si compra il passatempo e lo svago anche nei supermercati. La SALC è una “malattia” sempre piu’ in espansione, contagiosa solo per chi ha un codice genetico già destinato e predisposto a una passione inconfondibile per il libro che regala svago, informazione e conoscenze, un’immaginario che a volte si fatica a scindere dalla realtà, ma permette anche sfogo, consolazione, distrazioni da un soffocamento sociale che rischia di annientare la persona.

Quando si è in libreria, ci si guarda attorno ed è bello sentirsi in compagnia di persone che sai che hanno la tua stessa passione, è bello quando nelle piccole librerie si vedono parecchi scontrini battuti, gente che non riesce a stare in equilibrio sulle due gambe per la pila di libri che ha in mano accatastato l’uno sopra l’altro fino a quasi essere superato in altezza. Comprare, comprare, comprare, si hanno liste di arretrati interminabili a casa, ma si compra ugualmente perché forse anche nell’acquisto stesso del libro c’e’ passione: il rituale di andare in libreria, entrarci, vagare per molto tempo in mezzo a scaffali, leggere le trame, spostarsi da una sezione all’altra e tirare su qualcosa e pagarlo senza uscire a mani vuote, forse è un’esperienza irrinunciabile per il lettore. L’uscire a mani vuote da una libreria è quasi una sconfitta con se stessi. Ecco cos’è l’acquisto compulsivo. E’ l’istinto ad acquistare. Una bomba, difficile da disinnescare.
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I lettori possono infastidire a volte?

giovedì 7 gennaio 2010

I lettori a volte mi turbano, mi creano dei fastidi, mi solleticano e sollecitano un po’ il dente avvelenato. Perché se è vero che ogni lettore è diverso da un altro, e ha un corollario di atteggiamenti, gusti personali, manie, piccoli vizi e un approccio diverso al libro che legge, è anche vero che dal mio punto di vista, alcuni atteggiamenti si potrebbero anche nascondere, o meglio migliorare. Premetto che io ho molti difetti anche come lettore e magari riesco pure ad autoinserirmi in queste categorie che sto per criticare.

A me non piacciono ad esempio i lettori disordinati, coloro i quali lasciano i libri dappertutto, che trattano il proprio libro come un semplice oggetto da inserire da qualche parte alla rinfusa, in borsa, in uno zaino, su una mensola cosi’ abbandonato a se stesso, facendogli pieghe di ogni tipo, sporcandolo di ogni genere e specie di elemento e questo in nome di che cosa? Di una pseudo mancanza di tempo. Anche di fretta, impossibile non trovare 30 secondi per lasciare il proprio libro in condizioni almeno minime di sopravvivenza.

Un’altra tipologia di lettori che poco sopporto sono i lettori che snobbando certa letteratura snobba anche chi li legge, facendogli pesare il fatto di leggere porcheria, un non libro, roba miserabile, roba tale per cui non si merita la nostra considerazione. Atteggiamento snob che io ogni tanto pratico sui libri, ma non sulle persone e le loro scelte. Giudicare il gusto di una persona mi sembra decisamente un’eccesso di facoltà che non penso sia giusto arrogarsi. E ho anche partecipato ad accesissime discussioni infinite su questa cosa, in cui nessuna delle due parti in causa ha alla fine saputo venirsi incontro.

Ancora, i lettori che si vestono da critici letterari, li trovo un po’ fuori luogo, nel senso che leggere per criticare (non solo in senso negativo, ma anche critica nel senso di valutazioni che hanno la presunzione di vestirsi da oggettività) la trovo una perdita di tempo sottratta al piacere e all’estasi di una lettura, a cui ci si deve secondo me abbandonare completamente. Stare li a valutare con occhio critico implacabile virgole omesse, termine inesatto, capitolo per capitolo, frase per frase, porterebbe me a disinnamorarmi della lettura. Perché non riesco proprio a mettere attenzione e razionalità dentro a una lettura nella quale sono disposto ad abbracciare emozioni e trasporto, e a farmici cullare. Invidio chi sa essere trasportato e ad avere contemporaneamente l’occhio critico per non perdersi un solo minimo difetto del libro e condannarlo per questo. Anzi, non lo invidio sinceramente. Quindi questi pseudo-critici letterari a me non piacciono, mi da la sensazione che ricevano poco dalla lettura senza dare nulla in cambio. Una lettura cosi’ fredda e distaccata non fa per me. E i lettori che stroncano per il gusto di stroncare libri mi stanno ancora meno simpatici. Queste sono letture senza speranza, senza cuore, senza leggerezza.

Questo non è fastidio, anzi, ma è diciamo una semplice distanza dal mio essere lettore che è dunque assolutamente personale. Il lettore monogenere. Che adora quel genere e non legge altro che non sia o solo romanzi storici o solo thriller o solo harmony ecc.ecc. Io amo decisamente spaziare su piu’ generi, alternandoli, perché in diversi momenti un lettore ha bisogno di un certo tipo di lettura piuttosto che di un’altra. Lo sente quasi sulla propria pelle. E, ripeto non è una critica né un fastidio, non riesco a immaginarmi come un lettore unicamente di un genere. Ho bisogno di staccare da saggio, mi butto su un thriller, ho bisogno di leggere un po’ di sana realtà e allora mi butto sul realismo americano, ho bisogno di immagini e mi prendo in mano un libro d’arte, ho bisogno di svago totale e mi butto sui fumetti. Io ho dei costanti richiami dentro di me, che schiacciando un pulsante mi avvisano del bisogno (di lettura) del momento. E io seguo questi richiami. Di volta in volta.

Non riesco a pensare come il lettore che preferisce la quantità alla qualità delle proprie letture. Si possono leggere tantissimi libri ma non essere soddisfatti o avere un po’ il gusto amaro in bocca e leggere pochi libri ma cosi’ belli, cosi’ coinvolgenti, cosi’ interessanti da sentirsi completamente appagati e soddisfatti.

Sono solo dei miei piccoli fastidi. Io ad esempio nutro un po’ di pregiudizi nella lettura, quella italiana di oggi soprattutto e verso determinati scrittori stranieri. Pregiudizi che poi poco sopporto negli altri quando viene toccato un libro che a me è piaciuto particolarmente. Il lettore è anche fatto di queste incongruenze e incoerenze. Sarebbe bello poter filmare il proprio essere lettori. Chissà quante sorprese accumuleremmo su noi stessi.
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Quello che è stato per me il 2009

martedì 22 dicembre 2009

Con 150 titoli in arretrato da leggere, con il numero che è destinato a crescere anche nel 2010, con i soldi destinati a essere continuamente scuciti, un altro anno di letture è destinato a essere, a breve, lasciato alle spalle. E’ tempo di “pagelle”, con promossi e bocciati, con sorprese e conferme. Il mio è stato un 2009 decisamente prolifico, l’anno in cui ho letto di piu’ da quando sono “nato” lettore nel 2004. Questo significa due cose, fondamentalmente per me: trovare il tempo per la lettura non è poi tanto una mission impossible, e che tante buone scritture sono sparse qua e là un po’ ovunque e non aspettano altro che qualcuno le noti sugli scaffali per farle proprie. In questo senso, io ho una vita da lettore piuttosto recente, quindi ancora devo scavare nel vero senso del termine la letteratura. Molti buchi nella mia libreria, alcune inamissibili, tante idee di letture che attivano molti stimoli, tante promesse (di letture) che mi sono fatto in quest’anno che sta calando il suo sipario e che non ho mantenuto. Tanti chilometri di librerie lungo gli scaffali mi attendono, tante arrampicante libraccesche sono li’ pronte a darmi il là, tanti consigli e spunti ancora in fase embrionale in attesa di sbocciare per essere colti. Nel 2010 mi pongo un’obiettivo semplice semplice: avere addosso una passione travolgente come quella del 2009 e leggere libri che mi appassionino, mi emozionino, mi facciano morire dal ridere e piangere, riflettere e evadere. Dimenticavo: il libro è anche una splendida occasione per incontrare splendide persone. Mi aspetto una conferma anche da questo punto di vista per il 2010 entrante.

1) MAUS - Art Spiegelmann - fumetto e storia un connubio non facile ma in questo caso ha bruciato le difficoltà intrinseche dell’operazione, la penna buca lo “schermo” ed entra prepotentemente a scombussolare il sentimento del lettore. Perché ricordare e soprattutto perché NON dimenticare. Attraverso il vissuto dell’autore e soprattutto di chi lo ha messo al mondo.

2) CANTO DI NATALECharles Dickens - E’ stato fatto un cartone animato, è stato fatto un film e uno è di questi giorni nei cinema. Dickens sa sempre come aprire, con la chiave giusta, il cuore del lettore. E CANTO DI NATALE è secondo me, il libro per antonomasia del Natale. Un po’ come l’aria per l’uomo: imprescindibile.

3) NEW YORK - Will Eisner - Racconti disegnati che raccontano New York. Una matita è piu’ perforante di molti libri interi. Una fotografia meravigliosa della Grande Mela, l’esaltazione dei sentimenti e delle piccole cose.

4) LA NEVE SE NE FREGALuciano Ligabue - Il mondo va al contrario, l’amore segue sempre la direzione giusta. Un libro che tocca nel profondo.

5) KNOCKEMSTIFFDonald Ray Pollock - Il racconto per molti è l’opera perfetta. La perfezione è difficilmente bilanciabile, ma certamente questi racconti concatenati di storia americana vera, sporca, rugginosa, polverosa, ci si avvicinano.

6) IL VANGELO SECONDO BIFF - Christopher Moore - Moore è stato il mio scrittore per il 2009. Ho amato tantissimo tutti i suoi libri ma il migliore secondo me, è BIFF. Una parodia esilarante della Bibbia, un Vangelo in aggiunta a quelli storicamente riconosciuti che andrebbe ufficializzato dalla Chiesa stessa. Risate fino alle lacrime, momenti di commozione, un bene infinito non si potrà non volere alla fine per BIFF.

7) HARRY POTTER E LA PIETRA FILOSOFALE - Rowling - Il 2009, proprio quasi allo scadere, mi ha impachettato e regalato il Maghetto piu’ famoso del mondo. L’approccio col mondo Rowlinghiano è stato meraviglioso. Sono stato preso per mano e condotto al suo interno e all’improvviso dal libro non volevo uscirne piu’.

8) UNA NUOVA VITA - Bernard Malamud - Un minimalista coi fiocchi. Anzi, uno Scrittore con la C maiuscola, perché certi scrittori non possono essere ricondotti a una sola precisa categoria, gliene si farebbe un torto, diventerebbe una cella e i piu’ non sopportano l’etichetta. Un libro molto forte, personaggi molto grigi, seppur accompagnato da una scrittura elegante e tutt’altro che violenta. A scatenare la tempesta è l’eccessiva tranquillità, dove il silenzio è un’arma fatale. E la piu’ pericolosa.

9) RACCONTI DELL’ETA’ DEL JAZZ - Francis Scott Fitzgerald - Fitzgerald è uno di quegli scrittori che vorrei approfondire con l’entrata in campo del nuovo anno. Preso sostanzialmente perché ero curioso di leggere LO STRANO CASO DI BENJAMIN BUTTON, è stata una vera e propria folgorazione. Una scrittura da amare, da assaporare, da tenere li’ sempre a portata di lettura perché ha quasi la musica nelle parole e leggerle è proprio come ascoltare musicalità.

10) IL RUBINO DI FUMO - Philip Pullman - Un’interessantissima versione nuova del thriller, molto evocativa della Londra vittoriana, ricca di azione ma soprattutto con un grado di potenziale affetto nei confronti dei personaggi molto elevato. L’immagine e lo sfondo nel quale si svolgono le vicende ha un ruolo di primo piano, il personaggio apporta colori e sapore, l’azione suoni.
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Anobii, il tarlo della lettura in libreria

mercoledì 25 novembre 2009

Anobii è diventato un vero e proprio fenomeno di massa che coinvolge milioni di lettori da ogni angolo del pianeta unendo sotto una stessa bandiera tantissimi colori diversi, che unisce passione per la lettura e tutti i meccanismi del social network tipico, ovvero tanta comunicazione tra utenti e parecchie occasioni per condividere interessi, pensieri, idee.
Poteva mancare un libro a riguardo? Certo che no. Tutti gli anobiiani lo aspettavano. Perchè leggere di qualcosa che appassiona e di cui ci si sente profondamente parte, è bello e coinvolgente. Il libro, edito da Rizzoli, costa 18 euro, con il ricavo che andrà in beneficienza a Emergency. Un motivo in piu' per acquistarlo.

Questa bella iniziativa racchiude le 5 recensioni piu' votate dei 100 libri piu' popolari. La particolarità, per l'appunto, è che le recensioni non saranno a firma di prestigiosi giornalisti e critici letterari ma dei competentissimi lettori anobiiani. E che lo dico a fare, che senso avrebbe altrimenti.

Tra i libri presenti si andrà da Larsson a Pirandello, da Nabokov a Barbery, Palahniuk, Kundera, Paletti, Pennac, Calvino, Rowling, Saviano, Messe, Eco, Brown, Benni, Hosseini, Ammaniti, Hemingway, Tolkien, Meyer, Coelho: classici senza tempo e bestseller sono qui raccolti in una una vera e propria playlist, da leggere con curiosità e in pieno relax, magari ci scappa pure un suggerimento stuzzicante di lettura.

Il sottoscritto non ha la propria recensione da mostrare orgoglioso in questa lettura. Pazienza. Anche se un po' mi brucia.

La copertina è comunque molto bella. Complimenti a Rizzoli.



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[La mia opinione] Hopper, specchio immaginifico delle parole di Yates

giovedì 5 novembre 2009

La meraviglia dell’arte, oltre all’ovvia bellezza visiva e alla totale libertà interpretativa di chi la osserva, sta nel fatto che in un’opera possono convivere e convergere immagine, parole, suoni. Non esiste un’arte in cui ci sia solo pittura, in un altro in cui esista solo musicalità e melodia e in un altro ancora sole parole da leggere. Che sia un quadro, un libro, una canzone, non importa. Ci sono canzoni che evocano immagini straordinarie, libri che cantano e fotografano la realtà e anche quadri che raccontano e hanno una musicalità strepitosa. Andando a vedere Edward Hopper, definito realista ma lui in prima persona ha voluto estirparsi da questa etichetta categorizzante che, erroneamente secondo lui, gli è stata affibiata. In realtà è un precisionista, una corrente artistica in cui è insita la convivenza di cubismo e realismo. Molto attento ai particolari, alle forme, la sua arte è colma di estraneità, solitudine e silenzio. Quasi volesse rendere onore alla vita in silenzio. Senza sprecare troppe parole. Quello che mi piace maggiormente di lui, è la compostezza con cui stende su tela la realtà che vede. Un po’ come quello che accade in letterature per quanto riguarda alcuni scrittori. Come Richard Yates ad esempio, o Raymond Carver. “I nottambuli” o “Domenica” o “Automat” o “Camere per turisti”, tanto per citare alcune opere di Hopper, rappresentano su tela le parole dell’autore di Revolutionary Road. E’ la prima sensazione, il primo squillo automatico che mi ha procurato la sua visione. La particolarità con cui zooma momenti di vita quotidiana che attraverso il silenzio raccontano molte cose, che mettono in moto emozioni in cui le ammira, l’immobilità delle “fotografie” di passaggi di vita reale, sono riscontrabilissime in Yates. In Revolutionary Road, la descrizione della casa di Frank e April, combacia esattamente per esempio con l’architettura delle case familiari disegnate da Hopper, che guarda caso rappresenta proprio l’America degli anni ’50. La stessa che viene raccontata, a parole ma con una vividezza di immagini quasi fotografica ed evocativa, da Richard Yates. In Hopper il momento sembra promettere qualcosa, un seguito ma allo stesso tempo quasi mistico e non vuole essere disturbato, proprio come negli scrittori realisti americani. Lo spazio è piuttosto impoverito, molto essenziale. L’individuo sembra sentirsi intimamente solo, un oggetto estraneo rispetto a cio’ che lo circonda, quasi indifferente. Hopper non intende inserire nelle sue opere il calore umano. Parallelo letterario con puntualità presente in Yates, in Carver, in Malamud, dove l’eccesso e il barocchismo narrativi non hanno residenza cosi’ come momenti di grande serenità, leggerezza e riscatto non prendono parte alla narrazione.
In “Finestre di notte”, ma anche in altre opere Hopperiane, l’artista “spia” persone comuni impegnate in gesti assolutamente quotidiani (Yates penetra non soltanto la quotidianità ma anche i pensieri e lo stato d’animo dei personaggi). Le “sorprende” alle spalle, e come una telecamera, le zooma, le inquadra, entra furtivamente nelle loro piccole vite, fatte delle solite routine. Un travolgente immobilismo (che pero’ muove sensazioni e comunica), in cui la luce forse è l’unica presenza di vita concreta. Chissà se si tramutassero in film, le opere di Hopper possano vedere quel momento di sconvolgente (e improvvisa) rottura della tranquillità, serenità, degli equilibri che (in apparenza) caratterizza la narrazione yatesiana oppure se viaggia come nulla fosse in mezzo a una tranquilla “passeggiata” intima, silenziosa, rispettosa, tipica dell’arte di Carver.
Impressionanti, poi, le somiglianze tra alcune opere di Hopper e alcune inquadrature nel film di Revolutionary Road. D’altronde, Hopper, ha da sempre utilizzato una tecnica pittorica molto cinematografica, con cui ha regalato allo stesso cinema alcuni punti di riferimento importanti. Il pennello (o la matita) come una vera e propria telecamera sul set di un film.
Vivere un quadro, leggendo contemporaneamente parole che rimandano a immagini che catturano musicalità. Un giro-giro tondo emozionate come pochi. Ci sono rimasto dentro. In Hopper, proprio come in Yates. Il dramma silenzioso, perfettamente rappresentato sia in alcune opere di Hopper, sia negli scritti di Yates, non puo' non calamitare l'attenzione di chi guarda e di chi legge.
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Popolare o talentuoso o entrambi

domenica 25 ottobre 2009

I numeri nella società di oggi sembrano prevaricare su tutto il resto. Quanto guadagni? Quanti dischi vendi? Quante copie di libri hai venduto? Sul tuo curriculum, QUANTE esperienze lavorative hai accumulato? Insomma, sembra, almeno a me personalmente, che la quantità abbia un'appeal, una presa decisamente maggiore della qualità di cio' che si svolge e si è creato.

Popolare, un tempo, era un termine prevalentemente legato a una fruizione di un prodotto (che sia commerciale o culturale), da parte di strati di media-bassa lega sociale. Oggi, la considerazione che si ha del popolare si è evoluta di pari passo alla società, divenuta sempre piu' una società dello spettacolo, in cui l'immagine scavalca spesso e volentieri anche il valore meritocratico.

Non è mia intenzione quella di fare nomi (tanto si conoscono i nomi di quegli artisti che io detesto piuttosto profondamente), ma solamente di porre l'accento su alcune riflessioni che mi preme fare. Oggi, c'e' una cultura popolare, o meglio, c'e' una cultura che puo' essere a grandi linee definita cosi', senza volerla demonizzare o squalificare. Semplicemente è un dato di fatto. Oggi cosa preferisce la gente, in letteratura? Ecco, a me pare che sia necessario distinguere tra lettori molto prolifici e lettori che oserei definire occasionali, e tra questi due estremi tutto uno spettro di lettori intermedi. Ma quello che piu' mi preme considerare, è il fatto che, a grandi linee, mi sembra che chi legga piu' libri sappia anche stabilire una priorità in termini di qualità di cio' che legge. Mentre, da quello che osservo, i lettori occasionali, che sono parecchi, che dichiarano di leggere pochi libri all'anno, prediligano piu' libri di una certa leggerezza, i best seller, che non necessitano di un lavoro di ricerca e informazione personale profondo e appassionato. C'e' già la pubblicità che ti entra in casa che ti fa conoscere determinati prodotti culturali. Ed è cosi' molto piu' semplice e, sbrigativo nonchè meno faticoso, farsi attirare nella tela piuttosto che adoperarsi attivamente alla ricerca di un determinato libro o genere di lettura. Ovviamente ci sono anche eccezioni da distinguere, e casi che non appartengono alla categoria d'insieme da me colpevolmente ma necessariamente generalizzata: chi legge poco magari lo fa perchè ha effettivamente poco tempo per farlo e non perchè non è cosi' appassionato alla lettura, cosi' viceversa, chi legge tantissimo non è detto che sappia apprezzare libri di qualità. Si sta ragionando per approssimazione, inevitabilmente. Ecco, la cosa che mi chiedo è: quanto incidono i numeri nello stabilire se un prodotto è di qualità? C'e' una relazione stretta e indiscutibile tra l'aspetto meramente economico e quello artistico? A me è capitato di leggere tanti libri, di vedere tanti film bellissimi, di qualità, di estrema profondità che a livello di incassi e di vendite, sono andati incontro a flop davvero pazzeschi. Non è mia intenzione discriminare (e pertanto esprimere un giudizio che pretende di essere oggettivo) cultura popolare-bassa da cultura alta e di elite. Non avrebbe alcun senso. Ne' ho la presunzione di vestirmi da psicologo e sociologo e di delineare teorie improbabili sulla relazione persona-->comportamento d'acquisto del prodotto culturale-->intelligenza e cultura personale. E' piuttosto una mia curiosità. A volte si vive spesso di contraddizioni incomprensibili, di domande che ci si pone ma a cui non si riesce dare delle risposte. Una delle mie è proprio questa: qual è il confine tra POPOLARE e MERITOCRATICO, tra QUALITA' e NUMERI, tra IMMAGINE e TALENTO? Oggi è innegabile il fatto che l'immagine domini il palcoscenico, il primo contatto e la prima sensazione è fondamentale. E tutti sono un po' stregati dalla cultura dell'immagine. Ma la bravura, il talento, non rischia in questo modo di passare in secondo piano o sotto silenzio? Non ci sarà il rischio tra un po' di vedere persone di bellissimo aspetto fisico ma dalla cultura un po' fariginosa? Perdere contatto con la bellezza intrinseca delle cose per dare spazio a quella immediatamente visibile a prim'acchito? La televisione mi sembra stia già lavorando un bel pezzo in tale direzione. Per quanto riguarda la letteratura, piu' che la bellezza fisica, si guarda a una serie di caratteristiche del libro che inevitabilmente fanno e faranno sempre breccia nel lettore medio. Ad esempio il libro storico-sospiratore, pieno di azione, codici segreti da decifrare, scontri con le alte sfere istituzionali mondiali, ha avuto un'esplosione clamorosa con Dan Brown e a ruota tantissimi scrittori han deciso di battere questa strada e hanno avuto e hanno tuttoggi ragione. Cosi' come le storie su amori adolescenziali, hanno e avranno sempre presa perchè naturalmente ci saranno sempre lettori adolescenziali e l'immedesimarsi in personaggi fittizi, è un importante punto di riferimento per i giovani. Ci si chiede, per concludere, se in realtà popolare e talento non possano benissimo convivere pacificamente e senza pregiudizi, insieme. Io personalmente sono scettico a riguardo. E non per una questione pregiudiziale. E' la società di oggi che impone determinati standard a cui fare riferimento, per essere avviati al successo. O si hanno idee talmente originali e geniali da bucare un certo tipo di cultura che si è radicata oggi, o appare complicato che il talento possa prevaricare la comunicatività pervasiva del primo impatto visivo. Per fortuna, oggi ci sono ancora interessi incoraggianti a tenere a galla o addirittura a promuovere il talento nascosto. Facendolo emergere, dandogli libertà e possibilità di manifestarsi e di essere esibito e proposto alla gente. Un esempio, è il teatro, che difficilmente propone mediocrità e che si mantiene a livelli standard piuttosto alti. Anche la letteratura, per un certo verso, sta riprendendo successi editoriali di una certa cultura, di un certo periodo storico, ristampandoli e riconsegnandoli a una generazione diversa da quella loro contemporanea. E' vero che non importa con chi si inizia a leggere (Moccia o Tolkien, Brown o Dickens), l'importante è iniziare a farlo. Ma sarebbe poi auspicabile che non ci si stabilizzi su certi livelli, senza crescere. Una delle mie prime letture è stato "100 colpi di spazzola prima di dormire", di Melissa P., che ha registrato numeri di copie vendute molto alte, eppure oggi leggo Carver, Dickens, Poe, Bradbury, Saramago e via dicendo. Popolare o talentuoso, prediligo la cultura. Ma se è popolarissimo e domina le classifiche di vendita, certamente non chiudo il libro ancora prima di aprirlo.
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